La mia città questa notte è impazzita… Letteralmente…
Mentre rientravo a casa dopo un tranquillo sabato sera l’evidenza mi ha colpito in tutta la sua crudezza. E’ proprio vero che prima o poi impazziamo tutti.
L’aria notturna era invasa in alcune zone da una pungente nebbiolina maleodorante e l’oscurità era qua e là rischiarata dalla luce rossastra dei roghi. A subire questa sorte, straziati dalle fiamme come eretici d’altri tempi, sono stati i cari ed amati cassonetti dei rifiuti.
Da tre giorni la ditta incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nella città dello Stretto ha smesso di fornire anche i servizi base in merito ad uno sciopero riguardo a rimostranze sui contratti da rinnovare e altre simili vertenze. In tre giorni, naturalmente, un bel po’ di pattume si è raccolto intorno ai cassonetti e qualche buontempone (più d’uno in realtà dato che i roghi si sono verificati un po’ dappertutto), magari in segno di protesta o magari per richiamo alle gesta partenopee, ha deciso di metter mano agli accendini.
D’accordo che chiunque ha diritto a scioperare, ma era davvero necessario farlo mentre gli echi della tragedia napoletana stanno ritornando alla ribalta in questi giorni? Risultato: lo scatenarsi di un panico collettivo… Fortunatamente già in prima mattinata, mentre i carri dei vigili del fuoco correvano a destra e manca, il corpo dei netturbini ha deciso di porre fine alla protesta e tutto sta ritornando alla norma.
Ora, in realtà, mentre ieri notte guidavo assistendo ai vari roghi non mi ponevo di questi problemi. La tossicità dei rifiuti dati alle fiamme non mi toccava e nemmeno le sirene dispiegate avevano alcun tipo d’effetto. Era altro che quello scenario mi faceva venire in mente, e naturalmente non poteva che avere, in parte, a che fare con il mondo dei giocattoli.
Immediatamente mi sono tornati alla memoria alcune sorpresine vendute dalla Ferrero nelle sue merendine sul finire degli anni ’90. Si chiamavano la “Banda dei Bidon Bidoni”, ed erano dei piccoli bidoni dell’immondizia colorati raffiguranti ciascuno una personalità ben distinguibile. All’interno ognuno di loro serbava una sorpresa.
Stamane, appena sveglio, mi sono fiondato a cercare alcune scatole di cartone giù in cantina, e sono riuscito a scovarne ben tre di questi piccoli amici (ad essere sincero ero sicuro di averne di più…). 
Il primo è tale “Bidone Impiccione”, un tizio con la mania dell’investigazione, al cui interno si trova una piccola lente d’ingrandimento dal dubbio funzionamento. Poi abbiamo “Bidona Precisona”, una sorta di maestrina pronta a regalarci il suo cartoncino ricolmo di conoscenza (sapevate che i pesci a causa delle dimensioni ridotte del cervello sentono poco dolore o nulla?), e per finire il rockfeller del gruppo, “Mr Tirabidon”, il cui nome ispira poca fiducia e la carta di credito fasulla al suo interno ancor meno….
Ho cercato un po’ dappertutto, ma non sono riuscito a trovarne degli altri. Non vorrei che avessero negli anni passati subito la paradossale esperienza di essere bidoni dell’immondizia rinchiusi dentro altri bidoni dell’immondizia… Parenti Serpenti si mormora, e mai massima fu più vera…
Ma il top dell’estraniazione l’ho raggiunto quando invece di pensare ai nuovi cassonetti che noi contribuenti ci ritroveremo a dover pagare, ho rimembrato una delle poesie scritte da Tim Burton nel suo “Morte Malinconica del Bambino Ostrica”: “Junk Girl”.
Ora, la traduzione in italiano d Nico Orengo è, a mio dire, poco vicina alle nursery rhyme tanto apprezzate da un carrolliano come me (oltre che dai propositi dello stesso Burton), e così mi sono permesso di pubblicare qui una mia versione un tantino arrangiata, ma fedele per testo,senso e parole all’originale. Che nessuno me ne voglia…
“C’era una volta una bambina
Che profumava peggio di una latrina.
Questo perché era fatta di sola spazzatura,
E a guardarla era proprio una sozzura.
Passava così il tempo tra l’immondizia,
E nella sua vita non c’era alcuna letizia.
La sola felicità che mai avesse assaporato
Arrivò un giorno con Stan,
Ragazzo netturbino del vicinato.
Lo spazzino l’amava di amore sincero
E presto le chiese di sposarlo davvero.
Ma la ragazza in un sol momento
Nel tritarifiuti si lanciò senza un lamento”.
Pensandoci, la Ragazza Spazzatura potrebbe diventare una mascotte niente male per le varie crisi rifiuti dei nostri tempi.