domenica, 14 dicembre 2008

Si cambia maschera!

http://casadelcappellaio.splinder.com/

Alla fine ho scelto di cambiare casa... O per meglio dire, cilindro...
 In fin dei conti non ci sono (e non ci saranno) sostanziali modifiche. L'arredamento è sempre lo stesso, io sono sempre lo stesso.
Più che altro ne approfitterò per ampliare la gamma di contenuti, con un occhio di riguardo per Lewis Carroll ed il suo nonsense.
Non solo più giocattoli.

postato da: FolleGiocattolaio alle ore 20:40 | Permalink | commenti
categoria:ricordi e commenti
martedì, 15 luglio 2008

"Le ferie sono un sacro diritto per l'uomo e per il giocattolo! Non concederle equivale a macchiarsi ad una grave colpa, e potete star certo che la divina punizione non tarderà a sopraggiungere!"

Ecco le parole esatte del dott. Balanzone, dotto burattino del sesto scaffale a destra, la cui più grande passione è quella di farmi la morale. E non era nemmeno la prima volta che tirava fuori quest’argomento.

E’ arrivata l’estate è tutti, qui, hanno l’incredibile pretesa di andare in ferie, e mi sa che stavolta mi toccherà accontentarli… Anche perché è passato solo qualche giorno da quando sono riuscito a mettere un freno alla rivolta del General Farsesca, un soldatino di piombo dalle idee pericolose…

 E’ così il Teatrino si prende qualche giorno di vacanza, in attesa di oliare nuovamente tutti i suoi ingranaggi e ritornare sulle scene. Di certo cercherò di bazzicare quotidianamente da queste parti, ma senza “aiutanti” credo proprio di non riuscire a tediarvi con nuovi post.

 

Nel frattempo…. Buone ferie a tutti!

 

P.s - A.A.A cercasi anima pia che si diletti nella creazione di template. Offresi ben tre tazze e mezzo di tè come ricompensa.

postato da: FolleGiocattolaio alle ore 17:33 | Permalink | commenti (11)
categoria:ricordi e commenti
martedì, 08 luglio 2008

Jaimee Armstrong è proprio una bambina fortunata…

Lo scorso aprile, la piccola Jaimee stava rincasando, con la famiglia, in Inghilterra dove aver trascorso qualche giorno di vacanza in Spagna. L’aeroporto di Girona quel giorno era proprio un girone (ehehahahihihuhuh) infernale, e mantenere lucida ed attenta la mente, soprattutto per una bambina di soli sette, doveva essere alquanto faticoso.

Pochi minuti dopo, una volta saliti sull’aereo, lo stomaco di Jaimee avrà iniziato a contorcersi, mentre una strana sensazione le causava disagio. Qualche secondo e poi l’urlo. Un grido cristallino che partendo dalle viscere percorre tutto il torace per trovare infine la tanto agognata liberta: Kevinnnnn!

 Ora, per essere pignoli, non sono certo che sia andata proprio così, anche perché mi sono liberamente ispirato al film “Mamma ho perso l’aereo”, ma la sostanza non cambia. Dopo la partenza, la piccola Jaimee si è infatti accorta di aver dimenticato sulla seggiola della sala d’attesa il suo caro vecchio Orange Ted.

Non il cucciolo di cane o il pesce rosso, bensì il suo amato orsacchiotto.

 Orange Ted è un orso alquanto ammaccato, con alle spalle cinquant’anni di vita. Affetto ormai da una serie incalcolabile d’irritazioni alla pelle, del tutto privo della soffice pelliccia, devastato da innumerevoli interventi chirurgici e come se non bastasse orbo di un occhio, Orange Ted ha però la grande fortuna di essere amato da una bambina capace di vederne la bellezza interiore (nascosta tra i riccioli sicuramente ingialliti e putrefatti di cotone).

Una foto pubblicata dal "Daily Mail" del malconcio Orange TedUn amore sviscerale, a quanto pare, se Jaimee non è più riuscita a chiuder occhio la notte ed a mettersi il cuore in pace al pensiero del suo amico solo e lontano da casa.

Non restava che una cosa da fare: riportare a casa il malconcio orsetto.

I coniugi Armstrong hanno così allertato immediatamente l’aeroporto di Girona per rintracciare Orange Ted. L’orsetto era ancora lì, seduto tranquillo sulla sua seggiolina (avrei proprio voluto vedere chi mai avesse avuto il coraggio di portarselo a casa…), ma la sola possibilità di metterlo immediatamente in viaggio per l’Inghilterra era pura utopia. Bisognava andare e riprenderselo…

La mossa successiva è stata quella di chiamare in causa un’amica di famiglia, agente di viaggio, che ha potuto dar così vita all’operazione di salvataggio. Sono stati avvisati tutti gli agenti di passaggio per Girona, ed il recupero riesce il 14 maggio. Prelevato da un agente di passaggio, Orange Ted continua la sua vacanza…. Lasciato a Tolosa presso un’altra agente, è preso in custodia dai genitori di questi, originari dello Yorkshire, in visita presso la figlia. Ritornato in terra inglese, l’orsacchiotto affronta il suo ultimo tratto di viaggio, e tramite posta, può finalmente riabbracciare la sua Jaimee il 5 giugno.

Il tutto è costato ai coniugi Armstrong la bellezza di 1,500 euro circa.

Mi son chiesto, e semmai un episodio del genere fosse accaduto al sottoscritto? Se avessi perso uno dei miei Masters in aeroporto qualche e qualche anno fa?

Beh, immagino che mia madre avrebbe cercato di correre ai ripari promettendomi ben due nuovi masters in sostituzione del disperso, mentre mio padre, con una bella pedata nel sedere, mi avrebbe consigliato di crescere una buona volta. In ogni caso…Il malcapitato giocattolo sarebbe andato incontro ad un triste destino…

Jaimee Armstrong è proprio una bambina fortunata… 

postato da: FolleGiocattolaio alle ore 14:22 | Permalink | commenti (12)
categoria:curiose stranezze
venerdì, 04 luglio 2008

Nel mio paesello c’era una volta una piccola bottega delle dimensioni di uno sgabuzzino per le scope. All’interno, sul fondo, un banco corroso dalle tarme al quale sedeva quotidianamente, puntuale come un orologio svizzero, la proprietaria, una vecchietta occhialuta dalle labbra pendule. Tutt’intorno a lei una mare di cianfrusaglie attaccate a vari chiodi sulle quattro pareti, ed accanto all’uscio una vetrinetta rettangolare, al cui vetro m'incollavo, ricordo, ogni dicembre per vedere i nuovi pastori per il presepe (che puntualmente erano sempre gli stessi; quelli invenduti degli scorsi anni). Era un emporio, ma a parte i materiali per il cucito che mia nonna mi mandava a comprare con una certa frequenza, di quel posto ricordo solo i giocattoli. Era stracolmo di giocattoli. Anche se difficilmente piacerebbero ai bambini di oggi.

Non so se la mia generazione sia stata l’ultima ancora capace di divertirsi con un nulla, ma di certo non esistevano freni alla fantasia. Innocue trottole, giocattoli di plastica, palle di gomme e cannucce per bolle. E’ quasi incredibile al giorno d’oggi affermare come solo circa un ventennio fa i bambini di tutta Italia pestavano i piedi per avere una cannuccia per fare le bolle. Bolle colorate, maleodoranti ed appiccicose.

E’ nell’emporio della signora Petrolia (credo fosse il suo “soprannome paesano”) che io acquistai per la prima volta (sinceramente non ricordo se ve ne furono altre) il mio crystal ball.

 Sono dell’idea che il principale motivo del grande successo ottenuto dal crystal Ball durante gli anni ’80 sia tutto da imputare alla pubblicità martellante che invase i nostri televisori. Un gruppetto di bambini indemoniati si divertiva a riempire il salone di bolle colorate, attaccandole tra di loro e scagliandole senza conseguenze contro ogni tipo di mobile. Ma era il Jingle che faceva la differenza da ogni altra pubblicità per giocattoli… Una canzoncina, che ci scommetto il cilindro, ricorderanno ancora tutti coloro che hanno attraversato gli anni ’80.

 

Con crystal ball ci puoi giocare…Crystal ball
e tante forme puoi inventare… Crystal ball
con mille giochi divertenti…Crystal ball
mille colori differenti
gioca un po' con crystal ball.

 

Con crystal Ball ci puoi giocare… Crystal ball
e tante cose puoi inventare… Crystal ball
non ci vuol niente per soffiare… Crystal ball
su gioca un po' con Crystal ball.

 
P
oi Crystal Ball se vuoi si attacca
non rompe niente e poi non macchia
ci puoi far cose divertenti
mille colori differenti
gioca un po' con Crystal Ball!

 

Il gioco era semplice e senza regole. Si metteva un po’ di pasta colorata sulla sommità di una cannuccia, poi si soffiava, e se riuscivi nell’impresa già di per sé ardua,ne veniva fuori un palloncino colorato. Si passava poi alla fase più difficile: liberare il palloncino dalla cannuccia senza romperlo (quanta pasta ho sprecato in questo modo….). Con questo bel palloncino avevi poi due scelte: lanciarlo per la casa, certo di non rompere nulla (a parte qualche leggera bomboniera da tempo immemore sonnacchiosa su di uno scaffale) oppure attaccarlo ad altri palloncini per creare qualche futuristica opera d’arte (e poi lanciarlo per la casa...).

 E dire che crystal ball aveva già cercato in passato di sfondare le porte del successo…Anche se inutilmente. Il gioco è stato infatti incredibilmente creato nel lontano 1947, inventato dal chimico Claudio Pasini, e messo in commercio col nome “le bolle fatate”. Ritirato dal commercio per scarso successo, ritorna nel 1968, ma il boom esplode soltanto negli anni ’80, quando la compagnia di Pasini decide finalmente di trasmettere una pubblicità su scala nazionale.

 Ma questo gioco all’apparenza innocuo aveva anche delle zone d’ombra… Si mormorava fosse tossico! Questo perché emanava un fortissimo odore di solvente. Una fragranza così forte che probabilmente avrebbe ispirato Lewis Carroll a scrivere quattro libri su Alice nel Paese delle Meraviglie anziché due…Il fatto, poi, che i componenti non venissero elencati sulla confezione, e l’assenza di qualsivoglia avviso rendevano l’insieme ancor più sospetto.

 “Metti un po’ di crystall ball sulla cannuccia” recitava lo spot, “ed il mondo cambierà colore!”. Magari era vero, ma il giorno dopo il mondo ritornava ad essere grigio. I palloncini creati, infatti, si rinsecchivano come prugne secche, in una sorta di metafora sull’inevitabile transitorietà della fanciullezza (ma come sono profondo quest’oggi…).

 Oggi, in una versione riveduta e corretta, il crystal ball è ancora venduto soprattutto online (http://www.crystalball.it). Per ogni nostalgico. Anche se, senza quel forte odore frizzante, e senza la possibilità di risucchiare tramite la cannuccia quei fluidi solventi, che gusto c'è?

postato da: FolleGiocattolaio alle ore 14:55 | Permalink | commenti (27)
categoria:anni 80
giovedì, 26 giugno 2008
Una vecchia casa isolata ricolma di ogni genere di bambole dagli ambigui sorrisi, un vecchio e gentile giocattolaio con moglie, una banda di sventurati costretti a chiedere ospitalità per una notte.
Sono questi gli elementi essenziali di “Dolls”, film horror del 1987 scritto e girato da Gordon Stuart nella nostra capitale.
 E’ passato un bel po’ di tempo dall’ultimo film “recensito”, e così mentre le prime ondate di caldo estivo iniziano a farsi sentire, ho deciso di tirar fuori un’altra pellicola dalla sua custodia dvd. E’ naturalmente non poteva che essere un horror. E non perché io adori gli horror sopra ogni cosa, anzi, ma semplicemente perché la stragrande maggioranza di film con giocattoli per protagonisti hanno abbracciato questo filone. Certo, prima o poi potrei anche parlare di film come “Small Soldiers” o “Toys” con Robbie Williams, ma non adesso. Per il momento è estate, e non credo esista stagione più prolifica ed adatta per gli horror. Chi guardava “notte horror” appuntamento settimanale di Italia Uno? Io! C’era anche la pubblicità e la sigletta a tema…
 Vabbè, Dolls…
Ispirato dal film “The Devil-Doll”, Dolls è un film che riesce davvero nell’intento d’immergere lo spettatore in un clima di sana inquietudine, purchè, però, lo si guardi liberi da ogni sorta di “preconcetto modernista”. E’ un film del 1987, e quindi ben lontano dai grandiosi effetti speciali tanto di moda nei film dei giorni nostri. Vi basti sapere che in molte scene salta fuori (ed in bella vista) il bastone di legno incaricato di muovere il pupazzo di turno, oppure la mano dell’operatore insinuata sotto il vestito di una bambola (nessuna perversione del tizio… sta soltanto lavorando). Ma se proviamo a gustarci il tutto senza alcuna pretesa di perfezione, non credo ne resteremo delusi.
Momenti come quello della moglie del giocattolaio che porta a spasso una bambola in carrozzina, o le scene nelle quali le bambole, dall’alto dei loro scaffali, ruotano capo ed occhi per inseguire il malcapitato, raggiungono il loro scopo. Sono piccoli momenti di delizioso ed innocuo brivido…. Almeno per chi ha sempre considerato particolari giocattoli abbastanza inquietanti… Questo genere di persone non resteranno certo deluse.
 In “Dolls” colui che dovrebbe essere il cattivo non fatica ad ottenere l’assoluzione degli spettatori (almeno la mia u.u), nonostante i suoi metodi non siano certo dei più ortodossi…. Sono le vittime,invece, a diventare paradossalmente i vari cattivi da combattere, e le loro morti non risultano per nulla degne di rimpianto (chiunque abbia visto il film penso abbia tifato spudoratamente per le bambole impegnate a segar via un piede dell’odiosa matrigna). Si sta dalla parte delle bambole, e che volete sia un cadavere in più o uno in meno? (Spero solo non siano queste frasi intercettate da qualche organismo di sicurezza internauta… Vai spiegare poi in un commissariato perché mai si possa tifare per il killer piuttosto che per la vittima…).
Guadare Dolls è come tuffarsi all’interno degli incubi di un bambino (come del resto lo è la protagonista del film), e vi è un solo modo per uscirne vivi: ritornare a nostra volta bambini. Qui, per gli adulti non c’è alcuna speranza di salvezza….
 
Non mi sono dilungato nel raccontare la trama per non privare chiunque voglia vederlo della suspance dovuta. Per invogliarvi comunque a procurarvelo immantinente (non c’è bisogno vi dica come nevvero?) e magari discuterne insieme vi lascio in compagnia del <trailer> e dei <credits iniziali> (suggestiva la musichetta no? Anche se personalmente continuo a preferire il jingle di The Puppet Master!).
Tanto stanotte in tv non danno nulla d’interessante…
postato da: FolleGiocattolaio alle ore 22:54 | Permalink | commenti (15)
categoria:buio in sala
mercoledì, 18 giugno 2008
Il mio unico e solo ricordo diretto dei famosissimi troll è da rintracciare nella prima metà degli anni ’90, quando questi buffi tizi per lo più nudi e con enormi pettinature dai colori shock si trovavano (tra le altre cose) come sorprese all’interno delle confezioni di patatine. Ricordo che fossero destinati ad essere impalati (ho cercato di essere il meno volgare possibile…) sulla cima delle nostre matite. Il mio unico troll non ebbe però vita facile… La prima cosa che feci una volta arrivato a casa fu quello di gettarlo nel cesto delle altre sorpresine dove restò a languire finchè di lui non si perse ogni traccia. O meglio, ricordo anche di aver completato la mia opera tagliandogli la chioma con una bella sforbiciata, ma sono incerto se questo fu prima o un bel po’ dopo avergli fatto mettere radici tra i giochi dimenticati (Eh già, il seme del giocattolaio non era ancora nato in me, e come tutti i bambini ero alquanto crudele con i giocattoli).
Ma del resto, questi piccoli sgorbietti andavano invece forte sul versante bambine (un po’ come i famosi “ciucci” per intenderci..), arrivati qui da noi dalla lontana America dove erano già stati da tempo insigniti del titolo di vere e proprie icone della cultura pop durante gli anni ‘60.
 Ispirati dalle mitologiche figure nordiche dei possenti troll, questi famosi giocattoli sono piccoli omini antropomorfi caratterizzati dalle più svariate capigliature colorate e da espressioni facciali tanto furbe quanto brutte... Gli slogan pubblicitari insistevano peraltro proprio su quest’ultimo aspetto, sottolineando come i troll avrebbero portato fortuna a chiunque li avesse comunque trovati simpatici e carini nonostante non fossero dei marcantoni. Durante i loro periodi di celebrità (ritornarono sulle scene ad ondate più o meno irregolari a distanza di circa un decennio dalla precedente apparizione), i troll invasero letteralmente i negozi di giocattoli, gadget e cartolerie d’oltreoceano, diventando come già detto una vera e propria moda (negli anni ’60, per esempio, erano fortemente legati al mondo della cultura hippie). Dai pupazzetti standard, ai portachiavi, e poi ciondoli, oggettistica varia, cartoleria sino ad arrivare alle bambole per bambine ed alle action figures per bambini (i leggendari e fallimentari “Battle Trolls & company” ai quali dedicherò uno spazio futuro). Ne esistevano d’ogni dimensione,colore, qualità e valore… Oggi, i troll sono diventati dei veri e propri oggetti da collezione, anche se districarsi tra i vari pezzi non è certo facile a causa del gran numero di esemplari diversi riversati nel tempo sulla scena.
 La storia fortunata di questi omini nasce in Danimarca intorno agli anni ‘50 per opera di Thomas Dam, abilissimo quanto squattrinato incisore di legno. La leggenda vuole che tutto ebbe inizio quando di fronte all’impossibilità di comprare un regalo alla propria figliola, Dam optò per il fai-da-te, realizzando così un pupazzetto in legno ispirato alle leggendarie figure dei troll che si diceva abitassero le foreste danesi. Vestito di tutto punto dalla ragazzina, questo primo troll ebbe la fortuna di essere visto da un commerciante di giocattoli, e di lì a qualche tempo Thomas Dam si ritrovò impegnato a commercializzare i suoi amati troll in tutto il mondo. Ancor oggi, la Troll Company della famiglia Dam continua la sua opera, anche se si limita ormai al solo mercato scandivano, dove i troll continuano ad avere il meritato successo.
 
Mi hanno detto che a volte sproloquio un po’ troppo, e così son dovuto ancora una volta correre ai ripari. Nella <pagina seguente> una guida al collezionismo dei troll per meglio muoversi tra i vari pezzi, qualche notiziola in più, e soprattutto parole…parole e parole…. Davvero, non ringraziatemi…
postato da: FolleGiocattolaio alle ore 19:24 | Permalink | commenti (20)
categoria:anni 60, anni 90
mercoledì, 11 giugno 2008
Si narra che Silvestro II, papa-mago dell’anno 1000, fosse solito chiedere consiglio ad un golem, una testa dorata che rispondeva alle sue domande con un semplice “si” o “no”. Sarebbe stata quindi questa diavoleria a permettere al pontefice di diventare una delle mente più geniali ed istruite del suo tempo, prova dei suoi rapporti con l’inferno.
Per alcuni il golem di Silvestro sarebbe stato un automa animato per magia, mentre per altri si trattava di una prigione dorata all’interno della quale il mago aveva imprigionato un demone femminile di nome Meridiana. Infine, per i più razionali, stava semplicemente ad indicare la coscienza stessa di Silvestro…
Ma non è del papa-mago che voglio parlare; bensì del golem.
Se personaggi come Silvestro II, o il rabbino Jehuda Low possono essere definiti per certi versi dei giocattolai, il golem è a tutti gli effetti un giocattolo mitologico. Cos’è del resto un balocco se non un corpo apparentemente senza volontà propria soggetto ai capricci del proprio creatore e/o proprietario?
Questo è il golem. Un ammasso di argilla dalla forza immensa, ma del tutto incapace di pronunciare verbo o dare vita a qualsiasi forma di pensiero. Un semplice burattino nelle mani di un burattinaio.
Troviamo per la prima volta il termine golem utilizzato all’interno della Bibbia per indicare Adamo ancora argilla, prima di ricevere il soffio di Dio. Entrato all’interno della teologia rabbinica, il golem assume il suo ruolo di automa/servo con l’avvento del Medioevo, per poi raggiungere la sua massima fama in età moderna, tra il XV ed il XVII secolo, soprattutto nell’area geografica dell’Europa centrale.
I segreti per costruire un golem sarebbero rinchiusi nel famoso libro magico chiamato “Sefer Yetsirah”, la cui comprensione è naturalmente possibile soltanto ad un ristretto gruppo di iniziati all’arte magica. Costruire un golem eleva l’uomo al rango di divinità, rendendolo partecipe di parte di quel potere utilizzato dal Creatore per dare vita al mondo. Proprio per tale motivo una parte dei dibattiti antichi hanno voluto tacciare di blasfemia l’atto di costruire un golem, vedendo in questo una semplice di sfida nei confronti del Divino.
 Dare vita ad un golem non è d’altronde impresa semplice. Bisogna prima di tutto essere in grado di padroneggiare il sapere delle sephirot, le 22 lettere causa prima della materia, la cui giusta combinazione, accompagnata da una precisa ritualistica, sarebbero così in grado di infondere la vita in un pupazzo d’argilla.
Tradizionalmente si parla comunque di scrivere sulla fronte del golem la parola “emeth” (verità) (altre tradizioni accennano invece alla necessità di scrivere il nome di Dio su un pezzetto di pergamena da inserire poi nella bocca dell’automa).Una volta attivo, il golem obbedirà ad ogni comando impartitogli. Per distruggerlo, infine, al mago-giocattolaio basterà cancellare la prima lettera della parola dispensatrice di vita, in modo da trasformare “emeth” in “meth” (morte).
 Il golem è di per se una figura triste, romantica, che ben si adatta a quell’alone di tristezza e malinconia tipico di alcuni giocattoli visti non come oggetto di gioia, bensì come prigionieri di corpi di plastica soggetti ai capricci e alle violenze dell’uomo.
Molto meglio animare marionette.... Sono meno ingombranti!
postato da: FolleGiocattolaio alle ore 23:54 | Permalink | commenti (22)
categoria:vecchie e nuove tradizioni
giovedì, 05 giugno 2008
Prendi un foglio di cartoncino, un paio di forbici, colla vinilica e fatti aiutare dai genitori…
<scuote la testa, strabuzza gli occhi e cerca di esorcizzare lo spirito di Giovanni Muciaccia che si era per un attimo impadronito di lui>
 
Ricominciamo…. Maggior serietà…
 Basta effettivamente poco o nulla per dar vita ad uno dei giochi orientali più conosciuti in occidente a partire dall’Ottocento. Un sorta di puzzle che con la sua semplicità ha impegnato menti eccelse, ha dato vita a studi d’ogni genere, ed ancor oggi si ritrova protagonista di sempre nuove pubblicazioni. Ci giocava Napoleone, ci giocava Poe, e soprattutto ci giocava Lewis Carroll.
Dell’amore del professore di Oxford per questo gioco ci rimangono oggi le tavole con raffigurati i suoi disegni… Ecco, quindi, nascere il Bianconiglio, lo Stregatto, la Duchessa Brutta ed il Cappellaio Matto. Tra quelle tramandateci, la più restia ed essere risolta è proprio il mio alter-ego…me medesimo me… il Cappellaio Matto.
Per chi voglia cimentarsi nella sua risoluzione faccia pure (come minimo, però, mi aspetto poi l’invio della soluzione da far passare per mia u.u).
 Ma come risolvere queste composizioni? E soprattutto, domanda ancor più importante, di che diamine sto parlando?
Mi sembra un interrogativo legittimo… Stiamo parlando, o meglio, sto blaterando del tangram…
 Il tangram è un semplicissimo rompicato per la cui realizzazione basta un semplice quadrato (di qualunque materiale). Questi deve poi essere suddiviso in altrettante sette figure geometriche, e con queste ci si può cimentare nella costruzione d’innumerevoli figure; e tutto ciò solo con l’ausilio della propria fantasia.
Da passatempo creativo, il tangram diventa rompicapo quando invece non si parte dal particolare, bensì dall’insieme. Fornita una figura già assemblata ed uniforme, il giocatore deve cercare di scomporla, scovando così la giusta posizione d’ogni pezzo. Un cubo di Rubick al contrario…
Ciò che più colpisce del tangram è la vastità di figure realizzabili. Fin’ora sono state catalogate migliaia e migliaia di composizioni, ed ogni giocatore riesce sempre a realizzarne di nuove. E tutto questo, soltanto con sette piccole figure geometriche…
 
Ora, per chi fosse interessato, e volesse saperne di più (ghghgh…Non posso fare a meno di ridere mentre scrivo) vi rimando ad un mio breve articolo in proposito: <storia e leggenda del tangram>.
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categoria:wonderland, giochi dal mondo
sabato, 31 maggio 2008
Nell’ambito della pittura è un fenomeno alquanto comune… Il pittore abbandona la vita terrena ed i suoi quadri, il più delle volte, acquistano valore. Sono dell’idea che ancora oggi, ovunque si trovi, il povero Van Gogh stia maledicendo l’intera umanità. Costretto a morire solo e povero, non credo abbia gradito molto di vedere all’indomani della sua dipartita i suoi quadri raggiungere quotazioni surreali durante le aste.
Questa sorta di “maledizione dell’artista”, nel suo piccolo, accade anche nel mondo dei giocattoli. Anche se, non trattandosi certo di pezzi unici, tutto è alquanto relativo.
 Lo scorso gennaio muore il noto attore americano Heath Ledger (per quanto mi riguarda l’ho visto fin’ora recitare solo in “Casanova”, “Il Destino di un Cavaliere” ed “I Fratelli Grimm e L’Incantevole Strega”) a causa di un avvelenamento farmacologico, e tutto questo mentre “The Dark Knight”, seguito di “Batman Begins” di Christopher Nolan, dove ha interpretato la parte del Joker, è in fase di post-produzione. Lo vedremo nelle nostre sale il 23 luglio.
 Subito la Mattel, casa incaricata della produzione del merchandising baloccoso, si era posta il problema della messa o meno in commercio delle action figures del Joker già in programma.
Un primo ostacolo, poi superato, consisteva nella concessione dei diritti di sfruttamento dell’immagine da parte della famiglia Ledger, mentre un secondo poneva piccoli dubbi se fosse o meno il caso di far giocare i bambini con un pupazzo con le sembianze di un attore da poco tragicamente scomparso.
 All’inizio di questo mese, entrambi gli ostacoli sono stati superati e le due prime action figures sono state messe in commercio. Ed è qui che entra in scena la “maledizione dell’artista”.
Non appena uscita sul mercato, la prima action (quella in foto) è andata letteralmente a ruba. Alcuni furbi speculatori hanno pensato bene di acquistarne interi stock con la conseguenza di fare andare il giocattolo in sold out già qualche giorno dopo. La mossa successiva è stata naturalmente quella di vendere i pezzi su ebay ad un prezzo più che triplicato (da 9$ si è passati a circa 50$).
 Ma come sempre accade in questi casi l’onda si è poi smorzata, ed adesso i prezzi sono voluminosamente scesi. Ma molto spesso quella del collezionismo è una malattia…Non si riesce a resistere…
 Ora non ci resta che aspettare che qualcosa arrivi anche qui in Italia nei prossimi mesi. Magari non si tratterà dello stock originale, ma effettivamente è un pezzo che non ci si potrà lasciar scappare.
Chissà in quanti,oltreoceano (magari soprattutto fan) lo hanno già trasformato in una sorta di macabro feticcio
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categoria:giochi moderni
domenica, 25 maggio 2008
La mia città questa notte è impazzita… Letteralmente…
Mentre rientravo a casa dopo un tranquillo sabato sera l’evidenza mi ha colpito in tutta la sua crudezza. E’ proprio vero che prima o poi impazziamo tutti.
La Ragazza SpazzaturaL’aria notturna era invasa in alcune zone da una pungente nebbiolina maleodorante e l’oscurità era qua e là rischiarata dalla luce rossastra dei roghi. A subire questa sorte, straziati dalle fiamme come  eretici d’altri tempi, sono stati i cari ed amati cassonetti dei rifiuti.
Da tre giorni la ditta incaricata della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nella città dello Stretto ha smesso di fornire anche i servizi base in merito ad uno sciopero riguardo a rimostranze sui contratti da rinnovare e altre simili vertenze. In tre giorni, naturalmente, un bel po’ di pattume si è raccolto intorno ai cassonetti e qualche buontempone (più d’uno in realtà dato che i roghi si sono verificati un po’ dappertutto), magari in segno di protesta o magari per richiamo alle gesta partenopee, ha deciso di metter mano agli accendini.
D’accordo che chiunque ha diritto a scioperare, ma era davvero necessario farlo mentre gli echi della tragedia napoletana stanno ritornando alla ribalta in questi giorni? Risultato: lo scatenarsi di un panico collettivo… Fortunatamente già in prima mattinata, mentre i carri dei vigili del fuoco correvano a destra e manca, il corpo dei netturbini ha deciso di porre fine alla protesta e tutto sta ritornando alla norma.
 Ora, in realtà, mentre ieri notte guidavo assistendo ai vari roghi non mi ponevo di questi problemi. La tossicità dei rifiuti dati alle fiamme non mi toccava e nemmeno le sirene dispiegate avevano alcun tipo d’effetto. Era altro che quello scenario mi faceva venire in mente, e naturalmente non poteva che avere, in parte, a che fare con il mondo dei giocattoli.
Immediatamente mi sono tornati alla memoria alcune sorpresine vendute dalla Ferrero nelle sue merendine sul finire degli anni ’90. Si chiamavano la “Banda dei Bidon Bidoni”, ed erano dei piccoli bidoni dell’immondizia colorati raffiguranti ciascuno una personalità ben distinguibile. All’interno ognuno di loro serbava una sorpresa.
Stamane, appena sveglio, mi sono fiondato a cercare alcune scatole di cartone giù in cantina, e sono riuscito a scovarne ben tre di questi piccoli amici (ad essere sincero ero sicuro di averne di più…).
Il primo è tale “Bidone Impiccione”, un tizio con la mania dell’investigazione, al cui interno si trova una piccola lente d’ingrandimento dal dubbio funzionamento. Poi abbiamo “Bidona Precisona”, una sorta di maestrina pronta a regalarci il suo cartoncino ricolmo di conoscenza (sapevate che i pesci a causa delle dimensioni ridotte del cervello sentono poco dolore o nulla?), e per finire il rockfeller del gruppo, “Mr Tirabidon”, il cui nome ispira poca fiducia e la carta di credito fasulla al suo interno ancor meno….
Ho cercato un po’ dappertutto, ma non sono riuscito a trovarne degli altri. Non vorrei che avessero negli anni passati subito la paradossale esperienza di essere bidoni dell’immondizia rinchiusi dentro altri bidoni dell’immondizia… Parenti Serpenti si mormora, e mai massima fu più vera…
 
 Ma il top dell’estraniazione l’ho raggiunto quando invece di pensare ai nuovi cassonetti che noi contribuenti ci ritroveremo a dover pagare, ho rimembrato una delle poesie scritte da Tim Burton nel suo “Morte Malinconica del Bambino Ostrica”: “Junk Girl”.
Ora, la traduzione in italiano d Nico Orengo è, a mio dire, poco vicina alle nursery rhyme tanto apprezzate da un carrolliano come me (oltre che dai propositi dello stesso Burton), e così mi sono permesso di pubblicare qui una mia versione un tantino arrangiata, ma fedele per testo,senso e parole all’originale. Che nessuno me ne voglia…
 
C’era una volta una bambina
Che profumava peggio di una latrina.
Questo perché era fatta di sola spazzatura,
E a guardarla era proprio una sozzura.
 
Passava così il tempo tra l’immondizia,
E nella sua vita non c’era alcuna letizia.
 
La sola felicità che mai avesse assaporato
Arrivò un giorno con Stan,
Ragazzo netturbino del vicinato.
 
Lo spazzino l’amava di amore sincero
E presto le chiese di sposarlo davvero.
Ma la ragazza in un sol momento
Nel tritarifiuti si lanciò senza un lamento”.
 
Pensandoci, la Ragazza Spazzatura potrebbe diventare una mascotte niente male per le varie crisi rifiuti dei nostri tempi.
postato da: FolleGiocattolaio alle ore 17:27 | Permalink | commenti (15)
categoria:ricordi e commenti